PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

DESTINATARI 

Soggetti in Età Evolutiva 
Adulti 
Persone con Disabilita’ 
Coppie e Famiglie 

INDICATA PER

Disturbi di ansia
Attacchi di panico
Agorafobia
Rituali compulsivi
Comportamenti alimentari patologici
Isolamento sociale


Si riceve per appuntamento

Dott.ssa Monica Peluso
329.0157887
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La psicoterapia cognitivo comportamentale è considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici. 

Ciò che caratterizza e distingue la psicoterapia cognitiva è la spiegazione dei disturbi emotivi attraverso l’analisi della relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti. 


Tale approccio, infatti, ritiene che i problemi emotivi siano in gran parte il prodotto di credenze disfunzionali (che non funzionano, non ci fanno sentire come avremmo bisogno di sentirci) che si mantengono nel tempo, a dispetto della sofferenza che la persona sperimenta e delle possibilità e delle abilità che possiede. 
 

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) si propone, di conseguenza, di aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà, al fine di sostituirli e/o integrarli con convinzioni più funzionali. 

SI LAVORA ASSIEME

Il terapeuta cognitivo-comportamentale lavora insieme al paziente per stabilire gli obiettivi della terapia, concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze e indirizzarlo alla risoluzione dei propri problemi. 

Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti. 

La CBT è a breve termine, ogniqualvolta sia possibile.
La durata della terapia varia di solito dai quattro ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza settimanale il più delle volte. 


La CBT ha assunto il ruolo di trattamento d’elezione per i disturbi d’ansia, così come attestano recenti documenti diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Istituto Superiore di Sanità; ha mostrato risultati superiori o almeno uguali agli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute. 


Alcune tipiche finalità includono la riduzione dei sintomi depressivi, l’eliminazione degli attacchi di panico e dell’eventuale concomitante agorafobia, la riduzione o l’eliminazione dei rituali compulsivi o dei comportamenti alimentari patologici, la promozione delle relazioni con gli altri, la diminuzione dell’isolamento sociale, e così via. 

Il cambiamento dei contenuti e dei processi cognitivi problematici 

(convinzioni, valutazioni, aspettative, emozioni, distorsioni cognitive, ecc.) nella terapia cognitivo comportamentale, non viene perseguito soltanto mediante la discussione e la riformulazione delle convinzioni disfunzionali dei pazienti, bensì mediante numerosi e variegati metodi d’intervento, diretti non solo agli aspetti cognitivi del funzionamento dell’individuo, ma anche a quelli specificamente emotivi e comportamentali. 

La componente comportamentale della terapia 

aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di risposta, l’esposizione graduale alle situazioni temute e il fronteggiamento attivo degli stati di disagio.

La componente cognitiva

aiuta ad individuare i pensieri ricorrenti, gli schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà che sono concomitanti alle forti, e persistenti emozioni problematiche vissute dal paziente. Sostiene nella correzione, nell’arricchimento, integrandoli con altri pensieri più realistici, o, comunque, più funzionali al proprio benessere.